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Rassegna stampa

Pasini, il pioniere dell’acciaio

18 luglio 2009

Fonte: Giornale di Brescia

Presentato nei giorni scorsi al teatro «Splendor» un interessante volume che racconta la storia di uno degli artefici del «miracolo» economico del paese valsabbino, di cui fu sindaco dal ’56 al ’70
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ODOLO La comunità odolese ha reso omaggio a uno dei suoi figli più illustri, Alessio Pasini, pioniere delle moderne acciaierie bresciane. In occasione del centenario della nascita, sabato scorso, è stato presentato il volume «Alessio Pasini: dal maglio alla moderna siderurgia», curato da Nicola
Bianco Speroni, che raccoglie gli atti dell’omonimo convegno organizzato nel 2006 dal Lions
Valle Sabbia e dal Rotary valsabbino. Per parlare della pubblicazione e descrivere al vasto e attento pubblico presente al teatro Splendor la figura e l’opera di Alessio Pasini sono stati chiamati gli storici Alfredo Bonomi ed Elvira Cassetti Pasini.
Aprendo il suo intervento Bonomi ha rilevato che la pubblicazione inaugura la nuova collana «Uomini di Valle Sabbia» che si propone di «indagare tante robuste personalità nel campo dell’industria, nel sapere e nell’ingegno che, specialmente dalla seconda metà dell’800 sino ai nostri giorni, hanno lasciato un forte segno del loro agire nella società e hanno onorato la Valle Sabbia, sconfiggendo con le loro iniziative la miseria di molti».
Parlando più in specifico della figura dell’imprenditore odolese, Bonomi ha voluto ricordare come questo volume saldi «un debito di riconoscenza verso una robusta e spiccata personalità lontana dagli effimeri finanzieri creativi».
La vicenda umana e professionale
Elvira Cassetti Pasini ha invece fornito una serie di ricordi personali legata alla stima e all’amicizia verso l’imprenditore. In particolare ha ripercorso le tappe che l’hanno portata a raccogliere una nutrita testimonianza di Pasini, che nel volume è presentata con il titolo «Storia di vita». Attraverso questa lunga intervista è possibile ripercorrere la ricca vicenda umana e professionale che dai tempi della scuola, frequentata sotto l’attenta guida di don Giovanni Zani, si snoda fino alla nascita dell’industria siderurgica del Secondo dopoguerra, che vide Pasini assoluto protagonista.
Verso la fine degli anni Quaranta alle fucine odolesi erano poco richiesti i tradizionali attrezzi agricoli, da sempre vanto degli operatori locali.
Alessio Pasini si accorse che vi era piuttosto una crescente domanda di ferro per l’edilizia. Così i secolari magli della sua fucina, quella detta del Forno, cambiarono parzialmente destinazione d’uso: accanto ai tradizionali badili, iniziarono a forgiare verghe di ferro.
La nascita della Ilfo
Dopo questa fase pionieristica, Pasini e altri operatori odolesi avvertirono la necessità di compiere un avanzamento introducendo nuove, moderne tecnologie. Ma per accettare questa sfida servivano capitali ingenti.E fu proprio questa esigenza a spingere nel febbraio 1950 Alessio Pasini e un gruppo di oltre 30 odolesi a dar vita alla Ilfo.
Nasceva così la prima realtà siderurgica interamente dedicata alla fabbricazione del tondino. In seguito alcuni soci dell’Ilfo crearono altre acciaierie e ferriere che contribuirono a fare di Odolo un «caso» economico: dai 57 addetti del 1951, vent’anni dopo, nel 1971, l’industria siderurgica odolese passò a ben 1168.
Giancarlo Marchesi------------------------------------

Quella scuola, fucina di cultura e d’identità
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ODOLO Forse non tutti lo sanno, ma a fine degli anni Cinquanta a Odolo avvenne un fatto destinato a segnare, in positivo, un segmento della storia di questo ruspante e ambizioso paesello della Valsabbia.Unfatto minore, lo definirebbe forse qualcuno. Non è così.
Si tratta della nascita della scuola di avviamento professionale, voluta proprio dall’allora sindaco Alessio Pasini. A Odolo, frazione
Vico, arrivarono da un po’ tutta la zona frotte di giovani e meno giovani che, una volta conseguita la licenza elementare, non avevano potuto o voluto proseguire gli studi. Comediceva il nome stesso, si trattava di una scuola che preparava al lavoro, maschile e femminile.
Una scuola che abbinava la teoria alla pratica.
Come forse oggi non succede più.
L’obiettivo era fornire ai ragazzi una formazione teorica e pratica che permettesse loro di inserirsi più agevolmente in un sistema economico che stava cambiando in modo estremamente rapido, a Odolo più che altrove.
Nacquero quindi operai specializzati, artigiani, contabili. Tutta gente che poi ha contribuito, a vario titolo, alla genesi di quello che è conosciuto come «miracolo odolese». Oggi che sono passati cinquant’anni, oggi che tutti vanno a scuola, oggi che molte delle acciaierie di Odolo non ci sono più, è bello sapere che in America un signore alto e nero dice che «non c’è ricchezza senza cultura». Che lo sviluppo economico, e quindi la libertà, germogliano e si fortificano solo dove c’è scuola, dove c’è cultura. A Odolo l’avevano capito cinquant’anni fa. Avevano capito che la ricchezza passa, ma la cultura resta. Quella non si spezza mai, come il ferro buono.
Carlos Passerini
c.passerini@giornaledibrescia.it

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